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Sono molti i piatti tipici della tradizione montana cresciuti intorno a Serra ed alla Valdinievole in generale. Tra questi, necci di farina di castagne, castagnaccio e le portate tipiche a base di funghi porcini e cinghiale. |
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Il castagno Splendido albero, il castagno caratterizza i boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano ed ha avuto un’importanza fondamentale nell’economia agricola e nei costumi alimentari delle genti di montagna. La farina di neccio, come qui la si chiama, ottenuta dalla macinazione a pietra delle castagne precedentemente essiccate, ha di recente ottenuto la denominazione di origine protetta dall’Unione Europea.Gli antichi Greci chiamavano le castagne “ghiande di Giove” e i Romani diffusero anche nel Nord Europa questo albero di origini antichissime proveniente dall’Asia e già presente nei Paesi bagnati dal Mediterraneo; una credenza popolare afferma che il cardo contiene tre castagne perché una tocca al padrone, una al contadino e la terza ai poveri. |
I necci I Necci o "Nicci" sono una sorta di grossa cialda a base di farina di castagne e farcita solitamente con la ricotta. Rappresentano uno degli alimenti tipici dell’Appennino pistoiese e della Garfagnana, dove il termine "neccio" assume da sempre il significato di "castagno". In quest’area, la coltivazione della pianta da frutto iniziò intorno all'anno mille, quando per far fronte al crescente incremento demografico ne vennero messe a dimora vaste zone. Nella Lucchesia la diffusione del castagno si radicò così imponentemente da fare chiamare la pianta anche “albero del pane” perché identificava la principale fonte di sostentamento della popolazione. La più antica ricetta dei necci, cotti fra testi di pietra arenaria, prevedeva come ingredienti farina di castagne, acqua, sale e una farcitura di ricotta e miele. Solo più tardi, nella preparazione del dolce sarebbe entrato lo zucchero e l’uso per la sua cottura di piastre in ferro unte con strutto. |
Il castagnaccio Detto anche baldino nella provincia di Arezzo e ghirighio nella Piana fiorentina, è un tipico dolce della Toscana e della Lunigiana. Di questo ottimo dolce si conosce persino il nome dell'ideatore, tale Pilade da Lucca, di cui si ha memoria in un libro del 1553. Il castagnaccio si ottiene facendo cuocere un impasto di farina di castagne, pinoli sgusciati, noci sgusciate, acqua, uva passa, rosmarino, olio d'oliva e sale, da guarnire con altra uvetta e pinoli prima di infornare. Il castagnaccio pùò essere gustato come un dessert a fine pasto con un ottimo Vin Santo. |
Il metato Le castagne, per essere macinate, devono essere preventivamente seccate. In Toscana ciò avveniva nel metato, una costruzione rustica costruita sul posto di raccolta delle castagne. Qualche volta, come sull’Appennino Pistoiese e in Garfagnana, il metato era parte integrante dell’abitazione: sostituiva la cucina ed era luogo di incontro, in quanto vi si tenevano le veglie. Le dimensioni del metato variavano logicamente in base all’estensione del castagneto o, per meglio dire, alla quantità di castagne da essiccare. A Serra è ancora oggi possibile visitarne uno perfettamente conservato nei pressi dell'Aia Porta. |
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